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34° Rally Internazionale Piancavallo, rinvio al 2021

È con l’amaro in bocca che il comitato organizzatore, per voce del suo presidente, Corrado Della Mattia, e del presidente di Knife Racing Maniago, Stefano Lovisa, ha dovuto prendere la soffertissima decisione di rinunciare al Rally Internazionale Piancavallo 2020, il rally Nazionale e lo Storico, il 34° della serie, in programma 24/25 ottobre e che avrebbe dovuto essere la prova conclusiva dell’International Rally Cup Pirelli. Una scelta decisamente sofferta, ma ponderata con grande attenzione: se le  modalità di applicazione dei protocolli sanitari previsti per l'automobilismo erano già state analizzate e superate, le concomitanze con il Rally due Valli di Verona, appuntamento del tricolore assoluto, e l’incrocio con la tappa pordenonese del Giro d’Italia hanno reso le difficoltà organizzative insormontabili. “Non vi sono obiettivamente le condizioni necessarie per approntare la gara nello stile e nella dimensione del Rally Internazionale Piancavallo – dichiara Della Mattia –. La congiuntura sanitaria ed economica è molto difficile, siamo quindi consapevoli per quest’anno di dover fare un passo indietro, come del resto hanno deciso la stragrande maggioranza delle competizioni automobilistiche in Italia”.Sulla stessa linea Lovisa: “Tutti sanno quanto noi di Knife Racing abbiamo preso sul serio l’organizzazione del Rally Piancavallo, la nostra ferma volontà di riportarlo in auge, lo strenuo impegno di volontari e collaboratori dell’associazione. Siamo ben consapevoli dell’importanza di questo evento per il territorio in termini d’immagine e di ricadute economiche e turistiche, perciò abbiamo cercato fino ad oggi di trovare una soluzione, che però non si è palesata. Nell’attuale contingenza sono così forti gli ostacoli che riteniamo sia più saggio desistere e ripresentarci nel 2021 con un’edizione completa sotto ogni punto di vista. Mi preme comunque ringraziare quanti in quest’ultimo periodo hanno lavorato e offerto la propria disponibilità e sostegno, i quali hanno permesso a tutti noi di continuare a sperare fino all'ultimo.  

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1980-2020, quarant’anni di Rally Piancavallo. L’amarcord di Massimo De Antoni

  Non si parla mai abbastanza dei navigatori di rally…ma siamo o non siamo un popolo di santi, poeti e navigatori? E allora sotto con l’amarcord di Massimo De Antoni, mitico copilota di Tonino Tognana, che con il Piancavallo ha intrecciato la sua vita sportiva e passionale, per certi versi anche professionale. Udinese, classe 1956, medico radiologo, chi meglio di lui può mettere la corsa ai raggi X, tanto più con un palmares da primo della classe: vittoria nell’anno magico “azzurro” 1982, ovvero trionfo in piazzale della Puppa su Ferrari 308 Gtb e a fine anno conquista dello scudetto con i colori Jolly Club.   Ciao Max, il tempo passa, le emozioni ritornano…   “E’ proprio vero, i ricordi sono scolpiti nella mente e nel cuore, impossibile cancellarli. Quelli del Piancavallo, poi, sono tra i più cari per me. Potrei dire “qui abita la mia anima”, senza tema di smentita”.   Allora spieghiamo a chi non sa: De Antoni, medico, rallista, maestro di sci in Piancavallo. Sulle tue orme i figli: entrambi maestri di sci, Amedeo prossimo alla laurea in medicina, Edoardo “baby” rallista nel trofeo Suzuki.   “Una vita di traverso con grandi soddisfazioni e adesso, guardando a loro, altri traguardi da raggiungere”.   Cos’era per te, udinese, il Rally Piancavallo?   “Un mito, fin dall’inizio. Dopo il terremoto, l’Alpi Orientali aveva segnato il passo, invece Piancavallo, in pieno sviluppo e sull’onda dell’entusiasmo per la Coppa del Mondo di sci femminile, era addirittura effervescente. Amavo la neve e i rally, fu amore a prima vista, un “contagio” per tutti i friulani che amavano derapate e controsterzi. Maurizio Perissinot e Lucio De Mori gli diedero un imprinting di corsa internazionale, arrivando al massimo coefficiente per il Campionato Europeo. Noi in macchina eravamo protagonisti, contornati da un pubblico meraviglioso”.   Raccontaci la tua “marcia” di avvicinamento al Piancavallo.   “Debutto nel 1975, prima gara con Pieluigi Comelli, il San Martino di Castrozza su A112, che aveva prove speciali fino a Piancavallo come del resto l’Alpi Orientali, al quale partecipai su Porsche 935 con Carlo Facetti nel 1978. L’anno successivo il Rally delle Valli Pordenonesi,  assieme a Bonzo su Fiat Abarth 131, terzo posto assoluto, a vincere fu Tognana con Gabriel, uno dei successi che lo proiettarono nell’orbita ufficiale della Casa piemontese. Poi il primo Piancavallo, 1980, con Carlo Cavicchi al volante di una Porsche Gr3”.   Com’è avvenuto il vostro incontro?    “Quando si dice i casi della vita. Dopo tre anni con Franco Ceccato e diverse gare europee, avevo deciso di smettere per concludere l’università e avviarmi alla professione. All’improvviso mi cercano Claudio Bortoletto, il Jolly Club e la Fiat che stavano allestendo un ambizioso programma tricolore per Tognana. Così d’acchito dissi “no grazie, ho altri impegni”, ma dopo dieci minuti pensai di essere impazzito e accettai la proposta, impegnandomi a conciliare gare ed esami, come poi ho fatto”.   1982, una stagione indimenticabile.   “Vincemmo la Targa Florio davanti a Jean Claude Andruet, anche lui su Ferrari 308 Gtb. Una sorpresa e un sigillo di affiatamento, con Tonino iniziò ad essere collaborazione e stima professionale che poi divenne amicizia e affetto reciproco, un legame che dura tuttora e ha intrecciato le nostre famiglie in tante bellissime vacanze assieme. Dopo la Targa ben quattro ritiri in serie ci avevano un po’ smorzato l’entusiasmo, ma il successo al Ciocco rilanciò le nostre credenziali per lo scudetto”.    Settembre, il Piancavallo in 2 tappe, 32 prove speciali, poco più di 200 km su asfalto e quasi 100 su terra. Una sfida “robusta”.   “Altri tempi, era davvero un’altra storia. Ti sentivi parte di un’avventura e respiravi gloria a pieni polmoni. Anche perché c’era un contorno di pubblico sulle curve e i tornanti che faceva festa a ogni passaggio di macchina. Io i miei amici e tifosi li incontravo nei punti di sosta, all’assistenza, in ogni occasione di stop, e li vedevo sbracciarsi per salutare in prova speciale. Non era facile mantenere la concentrazione. Ma ci riuscimmo e la vittoria fu un  momento davvero esaltante, risultato fondamentale per il trionfo a fine campionato”.   Chiudi gli occhi, immagina di tornare sul Monte Rest, cosa ti torna in mente?   “Beh, sai quando dicono “una prova speciale da università dei rally”. Era proprio così, dura e impegnativa, tesa e insidiosa. Strada tecnica, alternanza di allunghi e staccate, il ruggito del motore che ti accelera il cuore. Noi la facevamo all’incontrario, cioè da Caprizi verso Tramonti, strada soprattutto in discesa con tornanti “impossibili” per la Ferrari, non avevamo freno a mano idraulico, Tonino pennellava le traiettorie e girava a pelo sulle rocce spioventi. A fine prova era fisicamente distrutto. Primo passaggio in notturna, stupefacente; secondo alla luce del sole, ma annullato per un incidente di Lucky.    Piancavallo e un aneddoto che non hai raccontato…   “Impossibile avere qualcosa di non detto, considerate le volte in cui ci siamo raccontati ogni minimo particolare. Mi piace ricordare quando si passava tutto il giorno a Lignano di giorno e la sera si saliva a Piancavallo e dintorni per le ricognizioni, il Friuli ha tutto a portata di mano, mare e montagna. E quella volta che Tonino ebbe un attacco di dissenteria, roba micidiale. A Villa Santina bussai in una casa privata e riuscii a farlo accomodare in bagno, scandendogli da dietro la porta il tempo che rimaneva prima di dover risalire in macchina. Un supplizio da carta igienica”.   Veniamo al presente. Oggi i rally li segui ancora?   “Ovviamente seguo mio figlio Edoardo, mi piace vedere la passione che ci mette. Però le gare sono completamente cambiate e per chi, come me, ha vissuto i rally di un tempo, quelle di oggi sono garette sprint. E’ cambiato tutto. Una volta le gare erano lunghe, piene di imprevisti, logoranti, di notte e con qualsiasi tempo. Oggi viene tutto preparato a tavolino, conta moltissimo il mezzo e le gomme, i distacchi sono minimi, si lavora sui dettagli. Certo è cambiata anche la velocità, adesso si viaggia fortissimo, vanno il doppio di quanto andavamo noi”.   Piancavallo ti è rimasto nell’anima, maestro di sci della prima scuola ufficiale che nel 2019 ha festeggiato i cinquan’tanni. Una casacca blu da portare con orgoglio.   “Sono il presidente della scuola dal 1991, quando Pino Rosenwirth decise di farsi da parte. Certo è cambiato tutto anche in questo ambito, ma passione ed entusiasmo non tramontano mai se sai come rigenerarli. Vedo la stessa cosa nei ragazzi di Knife Racing e questo mi fa ben sperare anche per il Rally a cui auguro ancora un futuro radioso”.   Intervista di Carlo Ragogna

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