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1980-2020, quarant’anni di Rally Piancavallo. L’amarcord di Franco Cunico, un mito del mito

  In 40 anni di Rally Piancavallo, con 33 edizioni di cui 5 a connotazione Historic, ci sono stati 23 diversi vincitori e Dario Cerrato ha firmato un record probabilmente irripetibile di cinque sigilli. Ma tra gli appassionati pordenonesi si può star sicuri che dell’epopea globale a firma Maurizio Perissinot si ricordano soprattutto la solitaria impresa di Andrea Zanussi (1986), idolo di casa, e il tuo magico trittico 1994-1995-1996, con la Ford Escort del Jolly Club.    Esimio “Jimmy il Fenomeno”, vuoi dirci la tua su ognuno di quei trionfi?   “Il rally di Piancavallo lo consideravo il “mio” rally di casa e ci ho sempre tenuto in maniera particolare, era l’occasione per incontrare i tifosi veneti in quel del Friuli che sentivo veramente vicini. Prima della mia vittoria del 1994 c’ero andato vicino sin dal 1983 con la 037 Wurth ma andò a finire male, con ritiro e polemiche tra noi e la Opel, poi anche con la Sierra gr. A dove eravamo competitivi ma nulla e finalmente il 1994 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) fu un uscire da un incubo che sembrava essere questo rally. La settimana prima era nevicato abbondantemente e le ricognizioni erano state difficili. Poi però in gara ci fu il sole. Mi ricordo che alla fine della prima tappa eravamo tre piloti in 5 secondi ed al via della seconda eravamo tutti carichi a molla. Infatti, arrivati alla prova del monte Cuar di soli 8 km, l’irruenza di molti ha rivoluzionato la classifica. La prova aveva moltissima ghiaia e noi senza commettere errori abbiamo inflitto importanti distacchi che ci hanno permesso di controllare la gara fino alla fine. Nel 1995 (Cunico-Stefano Evangelisti, ndr) il Piancavallo era l’ultima gara del campionato e ci siamo arrivati con Piero Liatti su Subaru in testa alla classifica e gli bastava fare secondo anche se io avessi vinto. Forse per questo sono partito molto rilassato e quando ho visto Liatti fermo alla seconda curva deel Rest senza una ruota mi sono detto… beh forse posso farcela. Abbiamo amministrato il nostro vantaggio e neanche la terra ci preoccupava perché la macchina andava benissimo, ma quello che non abbiamo pensato è stato che qualche tifoso incosciente ci mettesse dei massi sulla strada per fermarci. Sulla terra all’ultima prova speciale, con la gara praticamente vinta, all’uscita di una sinistra molto veloce mi sono trovato due massi enormi che non ho potuto evitare e che mi hanno provocato il distacco della ruota e molti danni alla scocca. Anche Longhi dietro di me li ha trovati, ma più sbriciolati dopo il mio passaggio e gli hanno forato due gomme. All’assistenza i meccanici del Martini jolly Club hanno fatto un miracolo ricostruendo la vettura e permettendomi di salire a Piancavallo per una vittoria che oltre alla gara ci consegnava il secondo campionato italiano. La vittoria del 1996 (Cunico-Pierangelo Scalvini, ndr) è forse stata quella relativamente più facile anche se all’inizio del rally Dallavilla e Tabaton con le Toyota andavano veramente forte, ma il fondo viscido per la pioggia forse mi dava qualche vantaggio. Mi hanno però aiutato i miei avversari che nella prima tappa hanno commesso degli errori, Tabaton forando sul monte Rest e Dallavilla uscendo di strada ritirandosi. La seconda tappa si è svolta senza preoccupazioni se non quella di risparmiare il mezzo per portarlo alla vittoria”.   Al Rally Piancavallo, prima delle vittorie, hai assaporato l’amaro calice della sconfitta, hai patito episodi grandemente sfortunati, hai conquistato comunque dei podi. La tua è stata una rincorsa alla perfezione, nella guida e nella gestione della gara?   “Certamente il Piancavallo mi sembrava stregato, aveva un percorso che mi piaceva moltissimo, ma per una storia o per l’altra il gradino del podio più alto non l’’avevo mai raggiunto. Devo dire però che da Piancavallo sono sempre ritornato a casa con il sorriso perché qualcosa di buono l’avevamo sempre fatto”.   Senza entrare nel merito di argomenti tipo “i rally di una volta erano un’altra cosa…”, secondo te cosa aveva di speciale il Rally Piancavallo?   “Di particolare c’era l’atmosfera di ritrovarsi tutti sulla piazza di Piancavallo ed alla sera decidere se andare a mangiare da Gianni o in Malga, con l’intento poi di ritrovarci ad un bancone per l’ultima grappa... C’era la sensazione di una gara difficile perché quando corri in montagna il meteo è sempre molto variabile, ma si sapeva che comunque alla fine della gara c’era sempre una gran festa. Ma di speciale il rally di Piancavallo aveva le prove su asfalto di Pala Balzana, Monte Rest, Cuar, Meduno e molte altre”.   Ci racconti un aneddoto, qualcosa che ti riguardi a proposito del Rally Piancavallo e che ti pare non sia mai stato raccontato?   “Forse non è mai stato raccontato che quando venne a correre Blomqvist con la Ford Sierra ufficiale a fine gara festeggiammo e per riportarlo in hotel lo dovetti caricare nell’alettone posteriore della mia Sierra perché la grappa stava facendo i suoi effetti e Stig lo ricorda ancora adesso…”.   Stiamo vivendo tutti un momento emergenziale, per molti addirittura tragico. Azzardiamo una battuta, per restare in argomento: i rally, con le loro tortuose difficoltà da affrontare in successione, sono anche scuola di vita?   “Non lo so e forse, sotto sotto, non credo, perché molto dipende da come uno si approccia al rally. Se è il tuo lavoro, inteso di pilota e collaudatore, forse lo vivi come un mestiere qualsiasi. Ma se invece sei uno che vive e mangia solo di passione per il rally, può diventare fuorviante e pericoloso. Forse l’etichetta di scuola di vita non gliela darei”.   Il Rally Piancavallo 2019 l’ha vinto Damiano De Tommaso, che poi si è aggiudicato l’Irc Pirelli. Qual è la tua impressione su questa giovane promessa del rallysmo nostrano?   “L’ho sentito, gli ho fatto i complimenti e so che Pirollo gli è molto vicino, ma Damiano ha un solo problema: non essere nato trent’anni fa. Oggi è difficile, non ci sono le squadre ufficiali, emergere è quasi impossibile, regna la passione ed il sacrificio personale, ma comunque bisogna crederci ed io gli auguro il meglio”.   Intervista di Carlo Ragogna

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DIVERTIMENTO PER GRANDI E PICCINI

in questo momento abbiamo pensato ad un momento di svago per tutte le età, da 0 a 99 anni, colorate la vostra auto, inventate la livrea. Qualsiasi mezzo è consentito dai pennarelli al photoshop. Pubblicate le vostre creazioni sui social taggando la pagina Rally Piancavallo Official. Le tre livree che otterranno più Like saranno premiate con un gadget targato Rally Piancavallo.   click tasto destro sopra l'immagine per scaricare.    

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Corso navigatori Knife Racing: Marsha Zanet direttamente dal Montecarlo

Fresca del recente Rallye Monte-Carlo dove ha condiviso l'abitacolo con il pordenonese Alessandro Prosdocimo, Marsha Zanet sarà docente d'eccezione al Corso Navigatori KR. Un curriculum sportivo di rilievo, partito nel 2011, e che nella passata stagione l'ha vista alternarsi alle note di Prosdocimo, Dal Castello e, nell'accoppiata al femminile nel Trofeo A112, di Lisa Meggiarin.Il Monte appena terminato resta qualcosa di indelebile nel percorso di una codriver.Sicuramente sì! Preparare, organizzare e gestire un Monte-Carlo è un’esperienza estremamente formativa per un navigatore. L’impegno e il “sacrificio” dei mesi precedenti è stato ripagato da grandi soddisfazioni: essere alla partenza e all’arrivo su un palco così importante, assieme ai big dello sport, condividerne le ricognizioni, le insidie delle prove, mantenere la concentrazione giorno dopo giorno, godere del grande tifo sulle strade… tutto fantastico!Ad ogni modo non guardo questa esperienza come un punto di arrivo, ma spero vivamente possa essere stata un terreno d’allenamento per continuare a crescere e togliermi altre soddisfazioni.Quali attenzioni, grazie al tuo bagaglio di esperienza, potrai trasmettere in qualità di docente al corso della KR?Premetto che non si smette mai di imparare ed io stessa ho ancora molta strada da fare, ma posso cercare di trasmettere come affrontare i primi passi a chi si avvicina a questo sport. Inoltre spero di infondere la passione ed il sacrificio che servono per ottenere risultati e di vedere in futuro qualcuno dei partecipanti fare strada e poter dire “ho lasciato qualcosa!”. Dopotutto anche io ho cominciato con il primissimo corso navigatori della KR ed anche grazie alle buone basi dell’allora presidente Matteo Turatti sono qui ora. È per me un piacere esserci oggi in qualità di docente.

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